The Storm Of Silence

“Inseguendo l’ultima luce. Due esploratori dispersi tra ghiaccio e blu, laddove il silenzio può essere talmente assoluto da divenire suono altro. La fotografia di Bjarne Riesto e la musica di Chihei Hatakeyama e Dirk Serries costituiscono un unicum intitolato “The Storm Of Silence” (2016), uno splendido ossimoro. L’album inaugura la seconda fase della Glacial Movements di Alessandro Tedeschi, al traguardo dei dieci anni di attività, e invita, per l’ennesima volta, l’ascoltatore a meditare, in scia a un flusso sonoro suddiviso in quattro lunghi brani, o movimenti, affatto tempestosi e neppure silenti.

“The Storm Of Silence” è un progetto di medio respiro, ma delicato e avvincente come pochi altri in circolazione. La collaborazione a quattro mani è tra un giapponese e un belga, due artisti di grande esperienza e, soprattutto, due sognatori a occhi aperti. Distanti migliaia di chilometri, separati dalla lingua, ma emotivamente vicini. Difficile conteggiare le release di Chihei Hatakeyama e Dirk Serries affidate, spesso, a label di caratura internazionale. Entrambi a loro agio con l’informe materia ambient. Musica ideale per punteggiare condizioni estreme, come il Mar Glaciale Artico al crepuscolo.

Soundscaper vitale il primo, oscuro manipolatore il secondo. Mai incontratisi nel corso delle rispettive vite. Nel momento in cui Dirk Serries finalizza con Hakobune “Obscured By Beams Of Sorrow” (2015), un album rilasciato per conto della White Paddy Mountain gestita da Chihei Hatekeyama, i dialoghi tra i due prendono un’altra piega. Meno prospettica e più impressionista. Le loro comunicazioni si sono, infatti, evolute in un proficuo scambio di suoni, con il produttore giapponese pronto a modificare il suo tipico approccio a favore di un’inedita espressione di isolazionismo in note.

Simile a qualcosa cui si assiste in lontananza all’orizzonte, qualcosa di poco concreto e difficile da definire. Un feeling consolidatosi con Alessandro Tedeschi circa una possibile uscita. Elaborare il concept è stato questione di un istante, il mio lavoro con Chihei Hatekayama è su misura per l’inverno. paesaggi ghiacciati, una condizione di isolamento e spazi desolati. Quando la natura ha assunto connotati più lineari e meno colorati, ma dotati di forza e austerità, Glacial Movements è diventato l’approdo sicuro per il nostro album.

Il norvegese, invece, l’idioma comune. Kulde (freddo), Uvaer (cattivo tempo), Fryst (congelato), Hvit (bianco) sono parti di unico scenario incontaminato, finanche romantico. Chihei Hatekeyama e Dirk Serries si ergono a viandanti su un mare di ghiaccio. Le loro tracce sono abbastanza uniformi: rare le variazioni, occasionali le tensioni. È semmai un certo calore a propagarsi nell’aria al calar della nebbia. Il rigore del gelo lascia il passo a differenti forme di armonia. La risonanza di luoghi remoti è favorita dal ricorso a una rarefatta stratificazione sonora, da abbandono sensoriale.

Le alternanze tonali si susseguono al pari di nuove visioni. Le note allungate all’infinito colorano gli stati d’animo. Dalle sinuose modulazioni di Kulde alla stasi apparente di Uvaer, lievemente scossa da riverberi sotterranei, il passo è breve e mai faticoso. La chitarra e il pianoforte contribuiscono a elevare la natura immaginata, a fronte dello smarrimento dell’uomo, come la reale protagonista dei quarantadue minuti di “The Storm Of Silence”. Il bordone si staglia, invece, con rinnovata forza in Fryst fino a liquefarsi in profonda malinconia durante la conclusiva Hvit. Tenue e avvolgente.” Souterraine – Italy

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